Riconoscere e comprendere le nostre vere aspettative
Concludiamo, con questo ultimo post, dopo una lunga pausa in cui sono stato impegnato in altri progetti, la serie che ha come argomento il rapporto tra le aspettative che ci creiamo e le delusioni che sono generate dalle aspettative non realizzate. Parleremo di un concetto importantissimo: l’onestà verso sé stessi; e lo affronteremo da una prospettiva diversa rispetto al giudizio di valore che generalmente possiamo attribuirci. Per esempio, anche se sappiamo di non poter ottenere un certo obiettivo, ugualmente talvolta si racconta ad altri o a sé stessi di esserne capaci. Ma facciamo anche qui un breve riepilogo.
Riepilogo degli articoli precedenti
Possiamo affermare che l’aspettativa è un concetto un po’ vago. È un qualcosa che desidereremmom ma che non abbiamo ben chiaro se potremo realizzare o meno, se non pianifichiamo per bene ciò che desideriamo.
Se decidiamo di renderlo un obiettivo, qualcosa di concreto che vogliamo realizzare, entrano in gioco una serie di fattori di cui tener conto. Se il processo di pensiero con il quale creiamo la nostra aspettativa dipenda da una nostra congettura, da qualcosa che notiamo accadere spesso, o sia frutto di una idea che creiamo nella nostra mente. Magari mentre osserviamo o facciamo tutt’altro, come abbiamo visto nel primo post.
Poi abbiamo i Bias. Quei processi di pensiero automatici che ci fanno credere delle cose che non hanno nessun riscontro con la realtà e a cui dobbiamo fare attenzione. Perché non esiste un pensiero che non abbia in qualche misura dei bias. Anzi, più crediamo di essere “immuni” dai bias più ci siamo “immersi”.
Poi è importante comprendere quanto le emozioni incidono nelle nostre decisioni. A volte decidere mentre si è particolarmente ottimisti o decidere quando si è particolarmente pessimisti è egualmente inutile. Forse sarebbe opportuno rivalutare, come nell’esercizio che ti ho proposto alla fine del post la decisione con diversi stati d’animo. Qualcosa di analogo lo suggerisce Eduard De Bono in un suo classico del pensiero laterale “Sei cappelli per pensare”.

Ponendo di aver pianificato l’obiettivo dobbiamo mettere in conto che può accadere che non si realizzi. E allora è importante dare un senso a quello che è accaduto. È importante anche sapere, come abbiamo detto del post che riguarda il senso delle esperienze, semplicemente trovare le forze per andare avanti.
Il piano B
Anche avere in mente “un piano B”, in sostanza un’alternativa che ci permetta, comunque, di trarre il meglio da quell’esperienza, può essere un buon risultato. Per mettere così a frutto i risultati ottenuti e realizzare un altro obiettivo.
Qualcosa che ci può sempre aiutare a gestire le delusioni, poi, sono sicuramente le buone relazioni come abbiamo visto nel post successivo. Quelle buone relazioni che ci permettono di avere delle informazioni aggiuntive riguardo alle nostre aspettative. E così possiamo crearci delle aspettative più concrete. Questo non è sempre vero, ma certamente avere più informazioni aiuta. E poi è importante saper partire da sé stessi.
Partire da sé stessi
Partire da sé stessi significa essere onesti quando ci creiamo delle aspettative. Questo riguarda la consapevolezza di cosa ci motiva, di quali sono i nostri valori, argomenti che abbiamo trattato più volte, e di cosa crediamo. Che non è la realtà, ma è quello che abbiamo deciso che vogliamo che sia vero per noi.
L’esempio della coppia di partner
Per fare un esempio relativo a quest’ultimo concetto, spesso lavorando con delle coppie chiedo loro se vogliono continuare a vivere insieme e mi rispondono di sì. Allora rispondo che penso che probabilmente non sia proprio un “sì” convinto, oppure non sarebbero nel mio studio!
Quello che accade, dunque, è che gli dico che accetto la loro convinzione, il loro credere di voler continuare la relazione. Ma so anche che, se sono venuti da me è perché qualcosa che non va’ c’è, o diversamente non si troverebbero lì. Allora non conta solo dire: ok, vogliamo vivere insieme, lo abbiamo deciso! Quella è una aspettativa non una decisione!
Quello che bisogna che comprendano, insieme, è se quella decisione che hanno avuto, di credere di poter vivere insieme, sarà “sostenuta” nel tempo. Oppure se sia invece solo un’idea di come loro vorrebbero in quel momento che la loro vita fosse nel futuro di entrambi.
La differenza tra decisione e scelta
La differenza fra una decisione e una scelta è che una scelta riguarda generalmente la preferenza fra due o più opzioni. Una decisione riguarda, invece, la valutazione se quelle opzioni sono valide o meno. Quello che mi aspetto fra i partner non è se scelgano se stare insieme o meno, ma cosa comporterà quella decisione per sé stessi, e per l’altro. E se quello che suppongano sia la conseguenza della loro decisone per l’altro sia confermata dal partner, cosa comporterà quella decisione per i loro figli, ecc. Allora bisogna che comprendano come lo hanno deciso.

Il concetto di essere onesti con sé stessi
L’essere onesti non è un giudizio di valore. Possiamo credere di essere onesti con noi stessi ma poi non esserlo e credo che sia qualcosa che sia accaduto a chiunque, è un po’ come chi afferma: il primo gennaio sarò a dieta per un anno! Se chiedessi a chi fa un’affermazione del genere se è onesto con sé stesso, mentre lo afferma, probabilmente darebbe una risposta affermativa.
Paradossalmente, se poi il giorno dopo abbandona quel buon proposito si può partire da lì per comprendere il su concetto di onestà, inteso come: cosa ti sei raccontato per cambiare idea?
L’onestà non la intendo come un giudizio di valore “onesto – disonesto” per onestà intendo essere te stesso a prescindere da ciò che ti racconti.
La consapevolezza di sé stessi
È qualcosa che riguarda la consapevolezza di chi sei. Se “sei” con quindici chili in più rispetto al tuo peso forma, per dimagrire, quello che devi modificare è il modo in cui vuoi essere. E questo incomincia a definirsi dal modo in cui ti descrivi.
Qui entra in gioco un presupposto importante: se ci raccontiamo un qualcosa di vagamente verosimile per noi, la prima volta in cui ce la raccontiamo, finiremo pian piano, ripetendocela sempre più volte poi, per crederci!
Il fatto che ti racconti qualcosa di inverosimile contribuisce a definirti per come ti racconti. Poi ci sono ovviamente anche dei bisogni che tu hai soddisfatto nella tua vita, ottenere un certo lavoro, crearti una certa famiglia per come volevi che fosse, ottenere un certo risultato, ecc. Quei bisogni, definiti come degli obiettivi, dunque, li hai soddisfatti perché ti sei impegnato, avendo più o meno ben chiaro cosa volevi. Tutto questo ha contribuito a creare quella percezione che hai di te.
Come ci percepiamo
Come ti percepisci è la rappresentazione mentale che hai di te stesso. Ed è un mix di immagini, parole che ti ripeti e sensazioni di cui probabilmente non hai una percezione chiara. Ma quella rappresentazione ti garantisco che esiste. Ad esempio, generalmente cammini con le spalle dritte o ricurve? Beh, ti invito a riflettere su questo dettaglio: l’immagine mentale che hai di te ha le stesse tue caratteristiche posturali.
Probabilmente, se sei abituato ad avere una immagine di te con le spalle dritte e quella postura non è poi la tua postura abituale, se ti visualizzi mentre realizzi una certa aspettativa e quell’immagine non corrisponde alla tua rappresentazione posturale, molto probabilmente non otterrai quel risultato. Semplicemente perché quell’immagine non è realistica per la tua mente! Semplicemente, la tua mente non è nelle condizioni di “immedesimarsi” e riterrà quella aspettativa irrealistica.
Per ottenere quel risultato magari hai bisogno di vederti con le spalle dritte. Poiché “servono” quelle spalle dritte nel tuo racconto di te, per essere in quel risultato. Ma se non sei consapevole dei passaggi per arrivare fin lì, avrai una bella immagine di te …. irrealistica per la tua mente inconscia, e non otterrai quel risultato!

La narrazione di sé stessi
Cosa significa raccontarsi? Ognuno di noi, abbiamo detto, ha una narrazione di sé, quello è il modo in cui ci raccontiamo. Possiamo affermare allora che per onestà intendo una consapevolezza conscia di una rappresentazione inconscia. Quale rappresentazione inconscia? La rappresentazione di te, prima che ti creassi qualsiasi racconto, ed è qualcosa che riguarda i primi anni della tua vita.
Quello è il vero motore che ti permette di ottenere un obiettivo: la tua rappresentazione originaria precedente ai racconti che ti sei creato. Che, dipendono, in realtà, in buona parte, dalle esperienze che hai avuto nei primi quindici, venti anni di vita, prevalentemente nelle tue relazioni con familiari, insegnati, amicizie importanti.
Tutte queste persone hanno creato i loro racconti, e più tu ci hai creduto più ti sei distaccato dai tuoi.
L’esempio dello youtuber fallito
Entriamo un po’ nel dettaglio di questa considerazione e facciamo un esempio. Poniamo che tu abbia l’aspettativa di diventare ricco e famoso facendo video su You Tube nei quali racconti la tua vita. Aggiungiamo che tu abbia un cane a cui vuoi bene e molti video, magari, comunque non la maggior parte, riguardano il tuo rapporto con il tuo cane. Poniamo che tu abbia provato per un po’ di anni a fare video, tu abbia pubblicato qualcosa, ma non sei stato capace di crearti un seguito. Forse perché la tua vita, almeno nel modo in cui l’hai raccontata non è stata ritenuta interessante per nessuno dei tuoi potenziali follower.
Ricordi i bias? Perché la tua mente renda accettabile il tuo fallimento puoi “raccontarti”, che tutti coloro che hanno ottenuto un successo sono raccomandati o erano ricchi di famiglia! Probabilmente quei racconti sono quelli che ti ha insegnato la tua famiglia o gli insegnanti. Quel racconto, semplicemente, ti renderà accettabile il tuo fallimento, e la mente ti impedisce, tramite quel racconto, di fare i conti con un dolore che non desidera elaborare.
I racconti che gli altri hanno creato per te, e tu hai contribuito a creare, riguardano quale bias utilizzerai per giustificare quel fallimento ,invece di comprendere cosa significa per te diventare ricco e famoso. Per cui, può darsi, che questo riguardi invece un bisogno profondo di essere amato per il quale, invece di creare video su You Tube, puoi essere molto più appagato creando un allevamento per cani circondandoti di esseri viventi che ti amano!

sé stessi: i propri reali bisogni
Avere consciamente consapevolezza del processo inconscio che ti ha permesso di generare quella storia, per cui puoi “solo” creare video su You Tube per diventare ricco e famoso, e comprendere poi che il vero bisogno è essere amato per ciò che sei. Il tuo bisogno di adottare un cane riguardava quel bisogno. I racconti che ti sei creato e a cui hai creduto invece riguardano l’importanza di avere folle adoranti che ti ricoprono di denaro!
Essere onesti con sé stessi per comprendere ciò che si vuole
Comprendere questa differenza, che tu hai creato, significa saper essere onesti con sé stessi. Affrontare quel dolore, dato dal fallimento del tuo non essere un creator digitale, rielaborarlo, ristrutturalo, trarne degli insegnamenti utili, comprendere di quali risorse avresti bisogno per ottenere quel risultato, ma soprattutto comprendere se quello è ciò che vuoi veramente, e nel caso ottenerlo.
Essere onesti riguarda piuttosto una consapevolezza dei propri bisogni. Tornando all’esempio della coppia, potrebbe essere che, alla fine del percorso, prendano consapevolezza di avere dei bisogni diversi e che non desiderino conciliarli, per diversi motivi che scopriranno insieme. Ma quello che desidero io è che prendano quella decisione con onestà, reciprocamente, comprendendo i rispettivi punti di vista. Decidendo se si sentono di abbracciare metaforicamente quella visione del mondo del partner, o se magari possono accettare qualcosa anche senza condividerla. O se proprio non sono disponibili ad accettare le convinzioni del partner, ma questo magari sarà un altro argomento per i prossimi post.
Uno degli elementi che riguarda il modo in cui prendiamo le nostre decisioni lo abbiamo visto nell’ultimo post, in cui ci siamo occupati di comprendere la differenza fra le volte in cui agiamo in conseguenza di qualcosa che vogliamo, o reagiamo in relazione a qualcosa che ci è accaduto.
Significa essere spinti da un pericolo, una paura, o da un desiderio. E questo credo che sia uno degli argomenti più importanti nel tramutare le aspettative in obiettivi e poi nel realizzarli. Perché sono due modi diversi di vedere la vita e ognuno di noi vive entrambe le esperienze. E se giochiamo molto spesso “di rimessa”, cercando di realizzare qualcosa sempre in risposta ad una qualche paura, a qualcosa che è per noi una fonte di stress, allora abbiamo un indicatore importante del fatto che stiamo vivendo una vita che è troppo piena di elementi di stress.
Ritornando all’esempio che ho fatto nel post relativo all’argomento, nessuno vorrebbe essere mangiato da un lupo e tutti vorremmo mangiare le fragole, ma se viviamo nella paura costante di un lupo, ci perdiamo la voglia di capire quali sono le nostre fragole.

Conclusioni
Cercare di rimanere pervicacemente legati in quella coppia, significa credere al racconto dell’amore eterno. Così come continuare a fare video su you tube significa credere all’idea di successo di qualcun altro. Per questo motivo, solo prendendo consapevolezza dei propri veri bisogni (ma questo è un argomento piuttosto complesso e lo affronteremo successivamente), ed essendo di conseguenza onesti con noi stessi, che quella persona è stata una persona importante in una certa fase della nostra vita, possiamo vivere poi la vita che desideriamo, e che magari non sappiamo ancora bene quale sia. Così come dare più spazio a quell’amore incondizionato che desideriamo ricevere ci permetterà di creare un meraviglioso allevamento per cani e magari promuoverlo anche con dei video da postare sui social!
In conclusione, per tramutare le nostre aspettative in risultati è importante comprendere se sono quelle aspettative le nostre vere aspettative!

Se in quello che hai letto ritrovi un tuo problema, se ti risuona familiare la situazione descritta, o se avverti che in qualche modo l’argomento trattato ti riguardi, puoi contattarmi chiamandomi al numero 366-3672758 , oppure puoi inviarmi una e-mail a francesco.panareo@gmail.com. Molti clienti prima di te hanno fatto lo stesso, valuta tu quella che è la scelta migliore per te.
Decidere di risolvere i problemi di relazione interpersonale e di coppia e vivere una maggiore condizione di serenità, credo che sia importante per ognuno di noi. Non posso sapere se decidi di contattarmi, ma posso augurarmi che tu faccia del tuo meglio per realizzare la vita che desideri.
Se desideri poi approfondire questo argomento, o altri, puoi ugualmente contattarmi, il tuo feedback è importante per me, e mi permette di scrivere degli articoli maggiormente orientati ai tuoi interessi.