Ci vediamo la prima volta a ridosso di un Natale, qualche anno fa. Al telefono mi aveva raccontato di litigi continui con la moglie. Il lavoro da artigiano lo teneva impegnato dalla mattina alla sera, con due figli piccoli che il pomeriggio stavano da lui, così poteva seguirli nei compiti mentre lavorava. La terapia di coppia era stata abbandonata dalla moglie, che aveva litigato anche con la terapeuta. Lui la stava portando avanti, gli serviva, ma voleva altro: voleva dare un senso a quello che gli stava capitando.
Il cambiamento, per lui, è stato capire che la storia che si raccontava, e che aveva accettato, quella del padre distratto e del marito che non bastava, semplicemente non c’era. La sua storia vera era un’altra: una compagna che aveva da tempo un’altra relazione, e lui che vedeva solo “il problema è…” seguito da un lungo elenco di ripicche. Il momento vero è arrivato quando ha iniziato a sentirsi più leggero e ha capito che gestire la separazione, gli avvocati, tutto il resto, non sarebbe stato facile. Ma c’era “tutto il resto”: il sorriso dei figli, e il lavoro che ha sempre fatto con passione.
Il suo dopo è una nuova compagna, incontrata per caso diversi mesi dopo la separazione, e un amore che a un paio d’anni di distanza è più forte di prima. C’è la consapevolezza di una sensibilità che ora può affiorare. E c’è un uomo che sa che il ruolo di padre va tenuto insieme all’attenzione su come gestire i conflitti con la ex, e che ha imparato una cosa: sentire non è dare un nome alle emozioni, e non è una prerogativa femminile. È ciò che dà un senso più profondo alle relazioni.